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 Capitolo 27 (senza titolo)

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Anny Baggins

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MessaggioTitolo: Capitolo 27 (senza titolo)   Lun Giu 08 2015, 21:13

Il vecchio mago si mosse a disagio sulla sedia e scosse la testa.
«Ho visto tante cose, Harry, te l’ho detto: tante cose brutte» espirò sonoramente e chiuse per un attimo gli occhi. «Ma ho promesso di raccontarti tutto, e così farò».
«Dunque» riprese, «una notte dovevamo partire per uno dei nostri viaggi. Arrivai a Diagon Alley all’orario che mi era stato comunicato, spinsi la porta del retro bottega e scesi giù dalla scala a chiocciola, come avevo fatto tante volte negli ultimi anni. Ovviamente, non ero preparato a quello che mi aspettava».
Lumacorno si interruppe un’altra volta. Era diventato stranamente pallido, gocce di sudore gli imperlavano la fronte e teneva gli occhi spalancati e fissi nel vuoto, come se stesse guardando di nuovo la scena terribile a cui doveva aver assistito in gioventù.
«Arrivato quasi alla fine della scala» riprese, con evidente fatica, «sentii delle voci, e mi bloccai di scatto. Ascoltai con più attenzione: mi parve di riconoscere il mio amico, ma dovevano esserci degli altri con lui, altri che si sforzavano di parlare la nostra lingua, pur conservando un forte accento straniero… »
Lumacorno scosse vigorosamente la testa e si asciugò di nuovo il sudore dalla fronte.
«Sembrava lo stessero minacciando, che gli stessero facendo delle domande con tono sempre più insistente e che lui continuasse a negare. Poi, a un certo punto, iniziai a sentir gridare, e la scala mi tremò sotto i piedi. Volevo scendere di corsa, andare in soccorso del mio amico, ma ero bloccato, capisci? Io non sono una persona coraggiosa, ragazzo mio, non lo sono mai stato…». Il professore faceva ampi gesti di diniego con le mani, come a volersi giustificare per la magra figura fatta anni e anni addietro. Harry guardò Hermione, che ricambiò il suo sguardo.
«Poi, sentii qualcuno venirmi incontro dal basso. Finalmente mi riscossi, mi precipitai di sopra e mi nascosi dietro una vecchia libreria. Feci appena in tempo: un attimo dopo dal sotterraneo emersero tre figure incappucciate con le bacchette levate. Urlavano nella loro lingua, facendo segno a qualcuno che doveva trovarsi ancora di sotto.
Improvvisamente sentii un boato, e il pavimento tremò. Gli uomini fecero un salto all’indietro, e poi si guardarono tra di loro. Uno gridò ancora, rivolto all’imboccatura della scala, ma non ebbe alcuna risposta.
«Poi sentii qualcuno salire di corsa: il mio amico comparve improvvisamente davanti agli uomini incappucciati, levò la bacchetta e iniziò a scagliare Maledizioni. Era magia potente e oscura, Harry, formule che non ho mai più sentito pronunciare, nemmeno dai Mangiamorte. A quel punto, ero terrorizzato. Lo sentii gridare, gridare qualcosa e nominare quell’uomo che a lungo era stato considerato il più grande Mago Oscuro di tutti i tempi. No, non Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato» si affrettò a negare, guardando negli occhi Harry.
«Parlava di un altro, di colui che Silente sconfisse in duello solo molti anni dopo. Gellert Grindelwald, si. Il mio amico lo malediceva, e sembrava conoscerlo. Diceva qualcosa come 'Grindelwald, maledettissimo! Sempre tu, tu che ritorni anche quando io sono ormai lontano!'»
Lumacorno trasse un sospiro profondo. Aveva di nuovo la fronte imperlata di gocce di sudore e continuava a voltarsi a scatti, come per assicurarsi che non ci fossero orecchie indiscrete in ascolto. Harry aveva l’impressione di iniziare a capire qualcosa, ma era solo una luce debolissima in fondo a un tunnel d’ombra.
Il professore si schiarì la voce e sembrò ritrovare la calma.
«Poi udii un’altra forte esplosione. Dovetti tenermi con tutte le mie forze aggrappato al muro per non perdere l’equilibrio. Per un attimo la stanza fu illuminata a giorno, e allora vidi il mio amico raggiunto da quelli che sembravano tentacoli verdi scaturiti dalla bacchetta di uno dei maghi incappucciati. Sembrava soffrire terribilmente. E io non stavo facendo nulla per aiutarlo».
Harry guardò il suo vecchio insegnante di Pozioni. Non sapeva se provava pietà o compassione per quell’uomo ormai anziano, che nella sua vita non aveva fatto altro che tirarsi indietro.
Lumacorno continuò: «Pensavo che l’avrebbero ucciso, quando ad un tratto le corde verdi sparirono e mi accorsi che la porta del negozio si era improvvisamente aperta, mentre una sagoma si era Materializzata sulla soglia. Teneva una mano levata, in un gesto come di comando. Il mio amico era caduto a terra bocconi e non sembrava potesse, o volesse rialzarsi.
La sagoma scura parlò e, mentre parlava, sentii brividi gelidi lungo la schiena.
‘Questa nullità non può più nuocere’. disse ‘È solo uno sciocco e un vile, credeva di agire alle nostre spalle e di vendicare quell’insulsa donna. Non uccidetelo, lasciate che viva insieme a lei nell’ombra e nel rimorso per averci traditi. La Setta del Fuoco Sacro ha il Libro, ora. Lasciate che questo verme debba essere grato per sempre alla nostra misericordia’ concluse, abbassandosi fin quasi a toccare col naso il pavimento, vicinissimo a dove doveva trovarsi il viso del mio amico.
‘Grazie, sciocco, grazie mille. Ti siamo molto grati per averci risparmiato tanta fatica’
Tutti i maghi incappucciati risero, poi girarono velocemente su se stessi e scomparvero in un turbinio di mantelli neri ».
Lumacorno si interruppe di nuovo e con voce tremante riprese.
«Avevo paura e mi Smaterializzai lontano da quel posto, portando con me quello che volevo mostrare quella sera al mio amico e che lui, presumibilmente, non vide mai. Un foglio di pergamena, Harry, antico e consunto, ma impregnato di magia potente. Non c’era scritto quasi nulla, tranne che poche righe in quelle che sembravano Rune, ma che io non ero in grado di decifrare. Quello che mi aveva colpito era un grande disegno, che occupava più di metà della pagina. Raffigurava un anello con una pietra scura e uno strano simbolo inciso sopra».
Harry trasalì mentre Hermione si era portata una mano davanti alla bocca con aria sbigottita.
«Si, si, ragazzi miei, si. Posso giurare che era lo stesso che vidi alla mano di Albus Silente la notte in cui ti incontrai per la prima volta, Harry. Ed era lo stesso che avevo già visto addosso ad un altro, molti anni prima, che gli vidi al dito per un anno intero e sul quale non osai indagare, né chiedere di più. Lo stesso, Harry, capisci? »
Harry era rimasto immobile, mentre la testa sembrava turbinargli. La Setta del Fuoco Sacro cercava un libro, tanti anni prima. Un uomo li aveva traditi per vendicare una donna a lui cara, e aveva cercato di prevenirli nella loro ricerca. Ma il libro gli era stato sottratto, e lui e la strega sconosciuta erano stati condannati a vivere nell’ombra. E poi, questa storia dell’anello era decisamente preoccupante.
Harry notò che negli occhi di Hermione si era accesa una luce particolare, ma la ragazza si limitò a chiedere: «Professore, come si chiamava il suo amico? Se lo ricorda?»
Lumacorno prese un lungo respiro.
«Certo che me lo ricordo. Si chiamava Belisarius Knox».
Harry scosse la testa, cercando di ricordare se e come aveva già sentito quel nome. Gli sembrava vagamente familiare, ma non avrebbe saputo dire perché.
Si voltò verso Hermione e si accorse che aveva un’espressione trionfante sul volto.
«Grazie professore, grazie» disse, rivolgendosi ad un esterrefatto Lumacorno.
All’improvviso una folata di vento, carica di un odore di neve misto a fiori, li investì. Ginny si buttò tra le braccia di Harry e lo strinse forte, ma nell’attimo di tempo che le servì per stampargli un bacio sulle labbra, lui sentì una sedia che si trascinava e delle scuse buttate lì dal professore. Senza ricambiare il suo bacio Harry allontanò delicatamente la ragazza e fece per rivolgersi nuovamente a Lumacorno, ma rimase deluso vedendo che era scomparso. Guardò Hermione che fece spallucce, evidentemente delusa quanto lui.
«Che succede?» chiese Ginny vedendo il viso corrucciato di Harry. Il ragazzo la fece accomodare al posto di Lumacorno e insieme ad Hermione le raccontarono degli Specchi Gemelli, di Ron e delle rivelazioni del professore.
«Ecco dov’era finito lo specchio! Ma allora possiamo parlare con mio fratello! Chiamiamolo!». Ginny era fuori di sé dalla gioia.
«Calma Ginny!» la interruppe Harry. «Non possiamo contattarlo quando vogliamo perché il rischio è che lo scoprano. Dobbiamo capire bene come comportarci». La ragazza esibì un chiarissimo sguardo di disapprovazione.
«Appena sarà possibile si farà sentire lui» intervenne Hermione prima che lei potesse replicare. «Lo so che è dura aspettare, ma dobbiamo sfruttare bene la situazione. Per il momento è bene non divulgare troppo la notizia, noi sappiamo che sta bene e tanto ci deve bastare!». Forse Ginny si rese conto che, in fondo, Hermione era la ragazza di Ron, quindi aveva altrettanti motivi per volerlo contattare al più presto, e il suo evidente fastidio sembrò affievolirsi. Si alzò a prendere qualcosa da bere per tutti, e quando tornò al tavolo Harry riprese il racconto del professore. Intanto Snitch si era svegliata e il ragazzo la appoggiò sul tavolo, dove cominciò a saltellare felice.
«Parliamo invece di Lumacorno» iniziò. «Prima che arrivasse Ginny sei quasi saltata sulla sedia e lo hai ringraziato. Perché? Cosa hai capito? » si rivolse ad Hermione, che lo guardò con la sua solita aria saccente.
«Ma Harry! Non ci arrivi? Questa donna di cui parlava il professore potrebbe essere Azucena! Tutto tornerebbe, sono sicura che anche tu hai fatto il collegamento » affermò lei, certa che anche Harry avesse pensato alla donna.
Il ragazzo annuì, anche se non era riuscito a capire bene i ragionamenti dell’amica, poi disse: «Lei ci potrebbe aiutare, ma purtroppo quando Hyde mi ha portato a casa sua non c’era nessuno. Dobbiamo trovarla e interrogarla».
«Ma non è stato proprio quando sei andato a casa di Azucena che sei stato attaccato dai Maghi Oscuri e hai incontrato Malfoy?» chiese Ginny.
«Si, è vero. Ma i Maghi Oscuri stavano inseguendo Draco. Io e Hyde eravamo lì ed è stato un caso se ci siamo incontrati.»
«E quindi non l’avete trovata. Non sai nemmeno che aspetto abbia?» chiese Ginny, curiosa.
«Purtroppo la casa era abbandonata e sembrava che fosse stata lasciata in fretta. C’era moltissima polvere, quindi sicuramente è accaduto diverso tempo fa. Non ho visto foto. Era tutto in disordine, ma la cosa che mi ha colpito di più è stato che la casa era piena di libri, ce n’erano ovunque. E questo potrebbe confermare che la donna sia la moglie dell’amico di Lumacorno e che entrambi si siano ritirati nell’ombra».
«E come mai Malfoy era a Little Winteroak?»
«Stava cercando qualcuno...» iniziò lui, ma si interruppe a metà, folgorato da una nuova intuizione.
«Hermione!» esclamò, dandosi una pacca sulla fronte e dimenticandosi per un attimo di parlare a bassa voce. «Malfoy cercava Belisarius Knox! Ecco la conferma!»
«Cosa? Harry, ne sei proprio sicuro?»
«Si, ora ricordo il nome: sua madre gli aveva detto di andare da lui per tradurre una pergamena scritta in caratteri strani».
«E quindi, pensi che possano avergli teso una trappola?». Hermione sembrava ragionare ad alta voce. «Vorrebbe dire che anche Draco è in pericolo! Ma perché lo cercano?»
Harry rimase pensieroso qualche istante. «Lucius ha detto una frase: “non vi lascerò distruggere la mia famiglia”...»
«Cosa?» Hermione lo guardava fisso come in attesa di ulteriori rivelazioni.
Harry si concentrò maggiormente. «Adesso che ci penso ha proprio detto “Ci serve tuo figlio”!»
«Harry! Queste cose non ce le avevi dette prima!»
«Scusa tanto, avevo così tante cose da raccontarvi che non ricordavo ogni singola parola detta da quel Despero. Tra l’altro Draco ha trovato il simbolo che era sulla pergamena in un antico libro di araldica: era l’antico blasone della sua famiglia quando ancora viveva in Francia».
«Quindi anche lui è coinvolto in questa storia! Appena torni a Villa Malfoy devi scoprire tutto».
«E Hyde? Che c’entra lui? Come faceva a conoscere Azucena e suo marito?» ritornò alla carica Ginny. «Sono persone molto anziane, si sono ritirate in un paesino sconosciuto, le conoscevano vagamente i nostri genitori... non vi sembra strano che un ragazzo americano, appena arrivato, le conosca?».
«E poi c’è un’altra cosa: Draco conosceva già Hyde» intervenne Hermione, «ricordate sul treno?».
Harry e Ginny si guardarono perplessi. La ragazza riprese: «Quando litigarono per la Mementool, Draco lo chiamò per nome»
«E’ vero! Ora che mi ci fai pensare lo avevo notato in quel momento, ma poi non ci avevo più pensato» aggiunse Harry. «Ma a Villa Malfoy non hanno mai dato segno di conoscersi da prima. Anche se... » si interruppe immerso nei suoi pensieri.
«Anche se?» chiesero all’unisono le due ragazze.
«Ripensavo al giorno in cui siamo arrivati a Villa Malfoy. Hyde è stato molto strano e si è allontanato da solo. Poi è tornato con Narcissa e lei era tranquilla, mentre quando ha visto me ha dato di matto! Ma lui e Draco... si beccano di continuo e non sembra che comunque siano amici».
«Bisogna capire come mai si conoscono!» concluse Hermione. «Harry, devi investigare».
Rimasero qualche minuto in silenzio mentre sorbivano le loro bevande: Harry era stupito da quanta strada avessero percorso nell’ultima ora.
«Facciamo il punto della situazione?» riprese Hermione. «Belisarius Knox era uno studioso di testi antichi, amico di Lumacorno e marito di Azucena e ... Harry! E se fosse lui l’uomo della tua visione? Ma dove ci porta tutto questo?».
Si persero, ognuno nei propri pensieri, poi Ginny si alzò e propose di uscire da lì. Harry guardò nel quadro dietro al bancone, ma Ariana non c’era. Salutò Aberforth e, sulla porta, si tirò su il cappuccio per ripararsi dalla neve che aveva ripreso a cadere abbondante.
«Dove andiamo?» chiese Hermione.
Harry si accorse di non avere molta voglia di passeggiare, né tantomeno di infilarsi dentro uno dei negozi aperti: immaginava che la notizia del suo ultimo colloquio con la Preside avesse già fatto il giro della Scuola e non aveva nessuna intenzione di fermarsi a discuterne con nessuno dei suo compagni. Inoltre, da quella mattina gli erano tornate in mente le parole di Kingsley: per quanto Harry si fosse mostrato sicuro di poter fare quello che meglio credeva, era convinto che il Ministro non la pensasse proprio allo stesso modo.
Si voltò verso Ginny, e si accorse che lei gli stava stringendo la mano più forte. Il contatto sembrò riscaldarlo. Harry sorrise, e si costrinse a scacciare quei pensieri dalla mente.
«Andiamo da Mielandia?» propose, voltandosi verso Hermione.
Le due ragazze si scambiarono uno sguardo significativo.
«C’è un nuovo negozio di piume di condor» propose Ginny «Andiamo lì a dare un’occhiata, sono sicura che sarà molto meno affollato».
Sorrise mentre si incamminavano lungo il viale principale: loro due mano nella mano e Hermione poco distante. La neve ora turbinava fitta. Harry si chiese quale tipo di magia permettesse a Ginny di leggergli nella mente e di farlo sentire ogni volta stranamente leggero.

***

Dopo pranzo si diressero verso il Castello: le ragazze dovevano rientrare e Harry voleva fare un salto a salutare Hagrid prima di tornare a Villa Malfoy. Snitch si agitò nella sua tasca, così lui la prese e l’accarezzò tenendola al riparo tra le pieghe del mantello. Rimase indietro e Ginny si voltò verso di lui.
«Che succede Harry?».
«Arrivo! Snitch è un po’ agitata, sto cercando di calm ...»
Harry cadde lungo disteso in mezzo alla neve. Per riuscire a respirare alzò la testa e il dolore alle costole lo fece trasalire. Si guardò intorno e vide solo alberi. Dove si trovava? Dove erano finite Ginny ed Hermione? Alzandosi si rese conto di aver sbattuto malamente contro una grossa pietra sepolta dalla neve. Percepì dei rumori da un punto poco distante da lui, restò immobile e silenzioso.
Sentiva delle voci ma non capiva da dove provenissero. Si alzò e si mosse lungo quello che sembrava un sentiero. Nell’aria c’era una nebbiolina azzurra che aumentava man mano che andava avanti. Si guardò intorno perché si sentiva osservato, ma non c’era nessuno.
Girò intorno ad un tronco particolarmente grosso e si trovò davanti un’inferriata che si intrecciava sinuosa formando una rete.
«Allora?» una voce imperiosa arrivò alle sue orecchie. Si voltò di scatto ma era solo.
«Non lo so, non lo so!» gemette un’altra voce più stanca, più rassegnata.
«La mia pazienza ha un limite, Cinereus!» gridò la prima voce.
«Non chiamarmi così» adesso la seconda voce sibilò «Io non mi chiamo più così, per te e per tutti sono solo Belisarius!»
Fu come se un lampo avesse squarciato la mente di Harry: Cinereus e Belisarius erano la stessa persona?
Si spostò lungo l’inferriata e vide che c’era un grande giardino che faceva da contorno ad un
albero deforme che sembrava di sambuco: nonostante fosse avvizzito, emanava la pura energia che spirava nell’aria.
Uno scintillio rossastro irradiato dall’astro stagliato nel cielo incrociava i finissimi cristalli azzurrini che volteggiavano delicatamente intorno all’antico arbusto creando suggestivi bagliori violacei. Harry vide delle sagome sotto l’albero, ma era tutto molto confuso e non riusciva ad avvicinarsi. L’intensità dell’energia gli provocava la nausea, ma allo stesso tempo veniva attirato da essa e avrebbe dato qualsiasi cosa pur di entrare in quell’eden.
Harry riconobbe la voce metallica e tagliente dell’uomo che aveva incontrato prima di Natale:
«Sei uno stupido, vecchio!» gridò questa. «Hai giurato una volta, e il giuramento vale per sempre ...Sempre arde il Sacro Fuoco»
«Cosa vuoi, Despero?» chiese la seconda voce, che a questo punto Harry riteneva appartenere a Cinereus. «Al libro mancano ancora delle parti, così non si può concludere niente. Avete fallito, avete sempre fallito. Cosa vi fa credere che questa volta ci riuscirete?»
La nebbia aumentò e tutto venne ingoiato da essa. Non si sentiva più niente. Harry cercò di avvicinarsi appoggiando una mano sull’inferriata: al solo tocco le spranghe che vennero in contatto con la pelle cominciarono ad animarsi lentamente e a serpeggiare come enormi pitoni. Quando avvertì lo scorrere tra le dita ritrasse immediatamente la mano terrorizzato e ad un tratto gli sembrò di riconoscere il volto di Ron tra le inferriate che vorticavano e strisciavano sempre più velocemente.
«Al Maniero non ho trovato quello che serviva: ma lo troverò, con o senza il tuo aiuto!» ripresero le voci.
«Non sai dove cercare, Despero, oppure non ne hai il diritto».
«Stai zitto, vecchio!» la voce metallica assunse un tono furibondo «Ho tutti i diritti di cercare lì, discendo dai Peverell anch’io!».
Harry rimase basito di fronte a quella rivelazione. Chi era questo Despero? Come era imparentato con i Peverell? Doveva dire a Hermione di trovare qualche esperto di genealogia.
«Io sono vecchio e questa storia sta andando avanti da troppo tempo. Lasciaci morire in pace, Despero» mormorò la voce del vecchio.
D’un tratto si sentì afferrare da dietro, con orrore vide una testa di serpente agganciata al mantello. D’istinto lo sbatacchiò violentemente nel tentativo di scrollarselo di dosso ma quello non lasciò la presa, le grandi zanne ad uncino si erano agganciate al tessuto.
«RELASCIO» urlò puntando la bacchetta.
«HARRY! HARRY!» la voce di Ginny si fece strada nella sua testa.
Aprì gli occhi e vide i volti di entrambe le ragazze che lo guardavano sconvolte. Snitch era ancora tra le sue braccia, tremava moltissimo ed il suo colore era rosso scuro. Hermione prese in braccio l’animaletto che assunse una colorazione più chiara e piano piano si addormentò.
«Belisarius è Cinereus! E ho visto Ron!»esclamò Harry mentre cercava faticosamente di alzarsi.
«Cosa?» chiesero le ragazze all’unisono. Sentirono degli schiamazzi e si accorsero che alcuni ragazzi stavano sopraggiungendo, così decisero di riprendere il cammino verso il Castello e trovare un posto più tranquillo dove fermarsi e parlare con calma. Appena entrati dentro alle mura del Castello, le costeggiarono e trovarono una roccia un po’ riparata su cui sedersi.
«Harry, cosa ti ha fatto credere che Belisarius e Cinereus siano la stessa persona? Hai avuto una nuova visione, vero?» chiese Hermione con veemenza.
A Harry girava la testa, perciò si limitò ad annuire perché voleva mettere ordine in quello che aveva visto prima di raccontarlo alle ragazze. Proprio in quel momento un gufo volò sopra le loro teste e lasciò cadere una lettera sulle gambe di Harry.
Il ragazzo aprì la busta chiedendosi chi potesse averla mandata.

Ti aspettiamo per importanti rivelazioni. La spilla ti porterà vicino, poi segui la strada.
D & H


«E adesso che vorranno?» chiese a voce alta, poi la mostrò alle ragazze mentre guardava dentro la busta alla ricerca della spilla. Rimise dentro la lettera e la richiuse attentamente per evitare di toccarla: Non voleva rischiare di ritrovarsi improvvisamente chissà dove.
«Torniamo alla visione» Ginny lo incalzò gentilmente. «Cosa hai visto?»
Harry si accorse di avere la fronte sudata. Prese un respiro profondo e si impose di parlare con calma: quello che aveva visto era troppo importante. Quando arrivò alla rivelazione sulla doppia identità del vecchio, vide una scintilla balenare negli occhi di Hermione. Cercò di descrivere con la massima precisione anche il luogo dove aveva visto i maghi, e l’albero da cui emanava la luce azzurra. Era convinto che fosse importante per cercare di scoprire dove fossero.
«L’albero… tutto sembrava nascere da quello». Harry si strinse la testa tra le mani nel tentativo di non farsi sfuggire quello che voleva dire. «Mi sembrava un albero di sambuco. E la Bacchetta… è di sambuco, no? Sono sicuro che c’è una relazione tra le due cose!». Si sentiva vicino alla comprensione, come quando cercavano gli Horcrux e lui aveva capito Voldemort meglio di Hermione e Ron.
Hermione si chiuse in uno dei suoi mutismi pensierosi.
« Non so Harry, davvero...» incominciò ad un tratto «Però possiamo ricapitolare ancora una volta: Ron è prigioniero di questi Maghi Oscuri e forse potremmo tentare di capire dove si trova, anche se non vedo indizi che potrebbero aiutarci… e se Cinereus e Belisarius sono la stessa persona si spiegherebbe la tua visione, quella dell’uomo chino sul libro. Era lui l’amico di Lumacorno».
«Ma si, Harry, si!» aggiunse Ginny in un sussurro soffocato. «La storia di Azucena… e il Proclama…».
«Ragazze, spiegatevi meglio, sono confuso. Cioè, vedo i pezzi del puzzle, ma ancora non si sono incastrati per bene». Era molto provato dall’ennesima visione.
Hermione si voltò verso di lui, e poi di nuovo verso Ginny: sul viso aveva la stessa espressione di quando era l’unica, in tutta la classe, a conoscere la risposta ad una domanda particolarmente difficile.
«Ma certo, Ginny! Azucena è la donna alla quale la Setta del Fuoco Sacro ha fatto del male! Non capisci? E’ lei la strega condannata a vivere nell’ombra… lo sapevo che quel Proclama aveva qualcosa che non andava… me lo sentivo
Harry guardò Hermione, mentre i pezzi della storia sembravano andare miracolosamente a posto nella sua testa.
«Certo… certo!» continuò lei. «Azucena è stata costretta a rinunciare alla sua magia, lei e Belisarius sono fuggiti e si sono nascosti in un villaggio Babbano, lui cerca di ricostruire il libro di Magia Oscura per vendicarsi...».
Improvvisamente però cambiò espressione e gli afferrò un braccio. «Dobbiamo per forza capire cosa collega tutte queste persone. Hyde, Draco, Azucena… è una cosa di primaria importanza!» affermò, decisa.
«E mi è venuta in mente un’altra cosa. Hai presente quello che ha detto il mago mentre eravamo in contatto con Ron? Che saresti un Veggente? Erano così sicuri che avresti visto dove era stato imprigionato! Harry… quando hai le visioni, Snitch è sempre nervosa e agitata. Fiorenzo ti aveva detto che tra voi c’è empatia e che lei è molto sensibile ai tuoi sbalzi di umore ma… e se fosse lei che te le provoca? E’ sospetto ... » . L’ulteriore scoperta gli fece girare ancora di più la testa. Possibile che, al pari di Draco, fosse stato manovrato dai Maghi Oscuri? E come facevano i nemici a sapere che Ginny gli avrebbe regalato proprio l’animaletto per il suo compleanno? Si girò verso di lei. «Come ti è venuta l’idea di regalarmi la Puffola, Ginny?» chiese alla ragazza, ben sapendo che era una domanda davvero ingrata. Stranamente lei non parve offesa, ma imbarazzata.
«Se proprio lo vuoi sapere… beh, non è stata proprio tutta farina del mio sacco. Stavo guardando con Luna le Puffole di George e le stavo dicendo che avrei voluto regalarti un animaletto per il tuo compleanno. Dei ragazzi americani, a pensarci bene nel gruppo c’erano anche Hyde e quella Hawaii... hanno cominciato a elogiare le caratteristiche delle loro Puffole della Death Valley. Così mi sono incuriosita, ho chiesto loro informazioni e me le hanno fatte vedere al Serraglio Stregato e… oh, Harry! Sono stata proprio stupida! Avrei dovuto capire che quell’idiota mi aveva teso una trappola non appena Snitch ha cominciato a comportarsi in modo così strano!» .
Harry la strinse dolcemente a sé. «Non dire così. Magari è stato solo un caso!» la consolò, ma prese nota mentalmente di fare un discorsetto a Hyde appena avessero parlato a quattrocchi.
Continuando a consolare Ginny, accarezzandole i capelli, si rivolse a Hermione: «C’è ancora un altro particolare che mi è venuto in mente. Nella visione Despero ha detto che anche lui discende dai Peverell e che aveva diritto di cercare una cosa, che non ha trovato, nel Maniero. E se fosse ...».
«Il Diario di Ignotus? L’ho pensato anche io» sussurrò l’amica guardandosi intorno. « Ma cosa può esserci di interessante per dei Maghi Oscuri nelle memorie di Ignotus Peverell?» Hermione fece una pausa. Harry pensò che avesse avuto una nuova intuizione, ma poi la ragazza scosse la testa. «Di sicuro, anche questa è una cosa da chiarire» continuò, a voce più bassa. «Proverò a consultare ancora i libri di genealogia magica per vedere se trovo un parente dei Peverell che si chiama Despero. Anche se è probabile che il suo sia un nome di battaglia, come Cinereus» concluse stancamente.
«E se è un nome di battaglia, chissà chi potrebbe essere....» aggiunse Ginny pensierosa.
Le cose su cui riflettere erano diventate ancora più di prima, eppure a Harry sembrò che in qualche modo avessero fatto un enorme passo avanti.
Cominciò a tirare un vento strano, alzarono le teste e videro una stella rossa brillare intensamente nella volta celeste. Ginny ed Hermione ricordarono ad Harry che quella sera avrebbe brillato Minami. I recenti avvenimenti glielo avevano fatto dimenticare. Si spostarono in un punto dove fosse visibile meglio il cielo e la videro diventare sempre più lucente mentre il vento si faceva sempre più forte e si sentivano avvolgere da ondate di energia.
Le loro bacchette si misero a vibrare, perciò le tirarono fuori e le diressero verso la stella. La vibrazione diventò una musica, come la prima volta, e li avvolse in una specie di alone protettivo. Harry e Ginny si abbracciarono e si lasciarono cullare da quella sensazione di pace e tranquillità. Piano piano la luminosità si spense, la musica cessò, le bacchette smisero di vibrare e tutto tornò silenzioso.
«E’ strano, no? Che gli avvenimenti di quest’anno siano capitati sempre in corrispondenza delle apparizioni di Minami ... » disse Harry più a se stesso che alle due ragazze, interrompendo il silenzio.
«Un altra cosa su cui ragionare» profferì Hermione, sorridendo «Quasi quasi è stato più facile trovare gli Horcrux che capire qualcosa di questa faccenda» La battuta sembrò riportare Ron tra loro; Harry non poté fare a meno di augurarsi di trovarlo al più presto. Sorrise insieme a Ginny. L’atmosfera si era un po’ alleggerita.
Era tardi e le ragazze dovevano proprio rientrare al Castello, così si salutarono ricordandosi a vicenda le cose ancora da chiarire.
Anche se Ginny aveva dichiarato di essere abbastanza preoccupata del fatto che lui si dovesse recare ad un appuntamento con Hyde e Draco, soprattutto dopo gli ultimi ragionamenti fatti, dopo che furono sparite nella nebbia Harry tirò fuori la busta e prese in mano la spilla.
Sentì, come sempre, una forza irresistibile che lo arpionava all'ombelico, strattonandolo in avanti. Sfrecciò in un ululato di vento e di colore vorticante; la sua mano stringeva ancora la spilla e improvvisamente si ritrovò catapultato contro alcune radici sporgenti. Si rialzò dolorante e spaesato, poi si guardò intorno. La strada era buia. Solo poche stelle si affacciavano tra le nubi.
Un vento gelido soffiava contro il suo viso e gli fece sollevare il cappuccio del mantello con cui cercava vanamente di proteggersi. L'unico rumore era quello delle foglie che gli vorticavano intorno alle gambe e ai lembi del mantello.
La situazione non gli piaceva per niente. Perché dovevano incontrarsi proprio lì?
Fortuna che c’era una piccola falce di luna che gli permetteva di vedere dove stava andando. Brividi di paura e di freddo si mescolavano lungo la sua schiena. Stava seguendo la strada, come dicevano le istruzioni, e si era ritrovato ad entrare in un sentiero che portava nel bosco.
Le fronde degli alberi e dei cespugli gli si paravano davanti e lo trattenevano come mani scheletriche e spettrali. Alcune nubi coprirono la luna, ma non aveva il coraggio di accendere alcuna luce e non sapeva dove fosse diretto. Aveva fatto bene a fidarsi di quei due? Gli tornarono in mente le parole di Hermione: Draco e Hyde si conoscevano già. Non vedeva l'ora di arrivare e capire cosa ci fosse di così importante in quel posto. Non voleva essere lì, ma lo doveva fare. Il suo miglior amico era scomparso e avrebbe fatto di tutto per ritrovarlo. Ogni passo gli costava uno sforzo sempre maggiore, avrebbe voluto voltarsi indietro e tornare in un posto sicuro e protetto.
Ne aveva abbastanza di avventure, di paura, di terrore. Nel frattempo i suoi occhi si erano abituati all'oscurità, il vento aveva spazzato le nubi ed erano di nuovo vagamente visibili i dintorni, ma tutto quello che lo circondava poteva nascondere una trappola.
Dietro un alto cespuglio di bosso si aprì una radura ed in fondo intravide una sagoma vagamente somigliante ad un rudere.
Che razza di posto per un incontro!
Sfilò la bacchetta dalla tasca e la tenne puntata di fronte a sé, poi decise di non attraversare la radura, ma di seguirne i confini, così da avere almeno il conforto di alberi e siepi.
Più si avvicinava e più si rendeva conto che erano proprio due mura rimaste in piedi, ma non c'era nient'altro, niente che potesse neanche lontanamente somigliare ad una casa.
Gli sembrava un posto davvero assurdo per un appuntamento Ma se lo stavano aspettando, perché non gli veniva nessuno incontro? Era forse troppo tardi? Erano già andati via? Oppure erano stati scoperti?
Il freddo gli era penetrato nelle ossa e non riusciva quasi nemmeno a tenere in mano la bacchetta. Troppi pensieri gli affollavano la mente: le esperienze passate non gli avevano insegnato niente? Poteva davvero fidarsi di quei due? Lui voleva solo liberare Ron ed invece si era ritrovato invischiato in qualche altra faccenda legata al passato e ai rapporti tra antiche famiglie di maghi di cui lui non sapeva niente.
Raggiunse un mucchio di calcinacci e vi cercò rifugio dietro.
«Chi è là?» chiese una voce roca. «Fatti riconoscere.»
Una luce improvvisa illuminò la scena a giorno, e due sagome vennero avanti per il sentiero, i lunghi mantelli svolazzanti e le bacchette levate.
«Potter!» gridò una seconda voce, più familiare. «Hyde, è lui!» .
La luce sembrò diminuire gradualmente d’intensità, mentre le due ombre prendevano le sembianze dei suoi compagni di viaggio. Harry si affacciò lentamente.
«Smetti di nasconderti e non farci perdere tempo! Se volevamo farci scoprire non ti facevamo venire fin qua, no?» continuò Draco.
«Ti vuoi sbrigare o dobbiamo portarti dentro in braccio?» aggiunse Hyde, e senza aspettare risposta lo trascinò con sé fin dentro la catapecchia. Aveva una forza straordinaria, o forse era lui ad essere indebolito dalla visione e dal freddo.
Varcarono insieme il passaggio tra i muri cadenti, mentre Draco mormorava qualcosa sottovoce alle loro spalle: l’arrivo di Harry doveva aver infranto qualche protezione magica.
Quello che all’esterno sembrava solo un rudere era in realtà una sorta di baita di montagna. Hyde lo scaricò su una poltrona e si voltò verso Draco, che stava chiudendo la porta.
«Ho fatto il tè» ridacchiò l’americano «Un perfetto benvenuto britannico» continuò, porgendo a Harry una tazza. Draco si sedette su un’altra poltrona, mentre Hyde si mise a trafficare con quello che sembrava un grande camino in fondo alla stanza.
Harry prese la tazza tra le mani, grato di sentire finalmente un po’ di calore: il tè bollente sembrò avere un effetto benefico immediato.
«Che posto è questo?» chiese. «Perché non siamo a casa di Malfoy?»
Hyde e Draco si scambiarono un’occhiata, poi quasi contemporaneamente si voltarono verso una porta aperta all’altra estremità della stanza. Qualunque cosa ci fosse al di là, era avvolta nell’ombra.
«Vedi, Potter, ci sono molte cose che tu non sai».
Harry trasalì. La voce, che sembrava provenire dall’oscurità, gli era familiare.
Una sagoma apparve nel vano della porta. Sembrava incurvata oltre ogni dire, appoggiata al vecchio bastone. Spalancò gli occhi, incredulo,
«Professore, che ci fa, lei, qui?».

_________________

<Desideravi l'amore di Sire Aragorn. Perche' egli era grande e potente, e tu ambivi la fama, la gloria: volevi essere innalzata sopra le cose meschine che strisciano sulla terra.E come un grande capitano a un giovane soldato, egli sembrava a te ammirevole. Perché lo è, un signore fra gli uomini, e il più grande che esista oggi. Ma quando ti diede soltanto comprensione e pietà, tu non desiderasti più nulla, se non una morte coraggiosa in battaglia. [...]
Non deridere la pietà, dono di un cuore gentile, Éowyn! Ma io non ti offro la mia pietà, perché sei una dama nobile e valorosa e hai conquistato da sola fama e gloria che non saranno obliate; e sei una dama tanto bella che nemmeno le parole dell'idioma elfico potrebbero descriverti. E io ti amo>

["Il Signore degli Anelli", Libro VI]
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