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 Capitolo 26 - Il contatto

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LadyProffa

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MessaggioTitolo: Capitolo 26 - Il contatto   Lun Gen 19 2015, 20:12

Capitolo 26


Harry si Materializzò all’ombra di un portico del viale principale di Hogsmeade, nascosto dal fidato Mantello dell’Invisibilità.
La strada era innevata e ancora silenziosa, ma non sarebbe rimasta così a lungo: era il giorno della gita a Hogsmeade e presto un sacco di ragazzi avrebbe invaso il villaggio.
Improvvisamente gli tornò in mente quando, insieme a Ron ed Hermione, si erano trovati proprio in quella strada l’anno precedente ed una folla di Mangiamorte era sbucata dai Tre Manici di Scopa al richiamo dell’Incanto Gnaulante, mentre un altrettanto folto gruppo di Dissennatori era calato su di loro, oscurando tutto il resto. Si riscosse quando sentì una campana rintoccare lontana, quindi si incamminò verso la stradina laterale che portava alla Testa di Porco. Voleva arrivarci velocemente, moriva dalla voglia di vedere Ginny e di parlare con Hermione, e non voleva farsi scoprire in alcun modo: la Setta poteva avere spie nel villaggio. Si sfilò il mantello subito prima di entrare e trovò Aberforth che serviva due tazze fumanti agli unici clienti del pub. Per loro fortuna, nonostante le migliorie apportate all’arredamento, il pub era rimasto un posto poco frequentato. Lo sguardo di Harry andò al quadro dove si trovava Ariana. La ragazza lo salutò con la mano.
«Avevo sentito dire che eri scappato da scuola» gli disse l’uomo da dietro al bancone senza guardarlo in faccia.
«Non sono scappato. Ho solo deciso di fare qualcosa per trovare Ron».
Aberforth lo guardò in tralice e poi scosse la testa. «Quando capiranno questi ragazzini che non bisogna scherzare con certa gente?» lo sentì borbottare alla sorella, che sorrise. A quanto pareva, nemmeno la sua vittoria contro Voldemort aveva fatto cambiare ad Aberforth opinione su di lui.
Harry si accomodò su una panca che si trovava in fondo al locale ma dalla quale poteva tenere d’occhio l’ingresso.
Altri avventori entrarono ma fortunatamente erano solo abitanti del villaggio che volevano far due chiacchiere con l’oste.
Mentre aspettava l’arrivo delle ragazze ripensò alle immagini che lui, Draco e Hyde avevano visto nel ricordo trovato al Maniero dei Peverell. Possibile che il signor Malfoy fosse veramente morto? Doveva ricordarsi perfettamente le parole che gli aveva detto l’uomo della Setta perché era importante per le eventuali ricerche di Hermione.      
La voce della ragazza che salutava Aberforth lo riscosse dai suoi pensieri. Si alzò e le fece un cenno con la mano. Ginny non era con lei e si chiese con apprensione come mai fosse rimasta indietro.
La ragazza si sedette al tavolo dopo essersi tolta il mantello ed averlo abbracciato calorosamente.
«E Ginny?» chiese Harry continuando a guardare verso la porta.
«La McGranitt l’ha convocata nel suo studio proprio questa mattina a colazione. Era un po’ contrariata, ma ha promesso che appena avrà finito ci raggiungerà» rispose lei. «Ma ora passiamo a cose più importanti» disse senza dargli il tempo di chiedere altro.
«Dimmi cosa hai fatto da quando sei sparito dalla Tana e se c’è qualcosa che possiamo fare. Adesso che ho richiamato l’ES…»
«Hai richiamato l’ES? Quando?» le domandò Harry,
Hermione usò il Muffilato per evitare che Aberforth li sentisse, visto che Harry aveva alzato un po’ la voce e l’oste li aveva guardati incuriosito, poi continuò.
«Da quando siamo tornate a Hogwarts dopo le vacanze di Natale. Ginny non la smetteva di dirmi che dovevamo fare qualcosa anche noi, che di sicuro avevi bisogno di aiuto, che Ron non si sarebbe certo salvato da solo …» la sua voce si incrinò, ma riuscì a mantenere fermo lo sguardo. «Così ho chiesto a Neville di prestarmi il suo galeone e ho contattato tutti quelli che mi sono venuti in mente, anche chi ha già concluso gli studi, come Seamus, che ci manda notizie direttamente dal Ministero visto che fa lo stagista al Dipartimento delle Catastrofi e degli Incidenti. Dice che Kingsley sopporta ormai a stento le pressioni di Derringer, anche se lui si trova in America …»
«Allora non è ancora tornato? E Willis?» la incalzò Harry.
«Non abbiamo idea di che fine abbia fatto» rispose Hermione, «a scuola non ci dicono niente e Seamus non ha riferito nulla. In ogni caso, racconta: cosa possiamo fare? Hai scoperto qualcosa sui Maghi Oscuri che hanno rapito Ron?». Lo sguardo della ragazza era carico di un misto di speranza e apprensione.
«Qualcosa ce l’ho» disse Harry, quindi estrasse dallo zaino il piccolo libriccino che aveva trovato al Maniero. «L’ho trovato in un edificio di Godric’s Hollow, che era appartenuto alla famiglia Peverell e credo che sia importante per i rapitori di Ron. Ci ha portati lì Hyde, non chiedermi come faceva lui a conoscerlo perché non lo so. Comunque la Setta è stata lì prima di noi e sembra stessero cercando proprio questo libretto, ma non sono riusciti a trovarlo.
Era nascosto bene. Io non ho la minima idea di che cosa sia». Indicò la scritta sulla copertina e scrollò le spalle.
«Diario di Ignotus, 1298» lesse  tranquillamente Hermione.
Harry la fissò per un momento, poi domandò: «Stai scherzando, vero? Come fai a saperlo?»
«E’ latino, il professor Rüf ci ha detto che una volta andava di moda scrivere le proprie memorie, e intitolarle col proprio nome e la parola “commentarium” era una cosa normalissima. Anche certi maghi lo facevano e la prova è davanti ai tuoi occhi» concluse tutto d’un fiato.
Guardarono entrambi il piccolo libro, poi Hermione disse:  «Se ti va di lasciarmi il diario, magari gli do un’occhiata e poi te lo restituisco la prossima volta che ci vediamo, ok?»
Harry era indeciso: era pur sempre il diario di un suo antenato, ma purtroppo non conosceva il latino e non pensava certo di riuscire ad arrangiarsi per comprenderlo. Un po’ riluttante lo lasciò all’amica, che lo nascose nella borsetta di perline che teneva sempre a tracolla. «Mi chiedo come facesse Hyde a sapere del Maniero dei Peverell.... quel ragazzo sa troppe cose! Devi assolutamente scoprire come sia possibile».
«Ci proverò... ma, prima che mi dimentichi...» tentennò Harry, rivolgendo ad Hermione uno sguardo un po’ colpevole. «Ce l’ha con me? Ginny?» aggiunse, in risposta allo sguardo interrogativo dell’amica. «Per il fatto di essermene andato senza dirvi nulla».
Hermione sbuffò. «Se l’è presa per circa cinque secondi, prima di ammettere che ci avevi messo fin troppo tempo a sgattaiolare via» disse con un sorriso Hermione. «Sa perché l’hai fatto, perché  ti preoccupi inutilmente?».
«Sai se ha ritrovato lo specchio? L’aveva perso e... adesso non ridere...  » rispose Harry un po’ a disagio « ...non ha mai risposto quando l’ho chiamata con lo specchio di Sirius e allora ho pensato ...»
«Per quanto ne so potrebbe averlo ritrovato e non averlo avuto sotto mano. Ma comunque»  aggiunse lei seria, «sei sicuro che funzioni ancora?»
«Certo che funziona ancora, perché non dovrebbe?» rispose Harry piccato. La superiore abilità di Hermione negli incantesimi era indiscutibile, ma dopotutto anche lui aveva strappato un ottimo voto ai suoi G.U.F.O. Lo prese dalla tasca e glielo porse. «Se vuoi, provalo tu» aggiunse  in tono provocatorio.
«Non essere sciocco» lo rimbeccò Hermione, restituendoglielo. «Certo non è questo il momento di pensare a queste cose, con Ron in mano ai nemici e nascosto chissà dove ...»
«Hermione? Per la barba di Merlino, sei proprio tu?».
A Harry prese un colpo. La voce che aveva appena pronunciato il nome di Hermione era molto familiare, ma non poteva credere a quello che aveva sentito. Si girò nervosamente sulla sedia scrutando il pub, come se Ron potesse essere lì, proprio di fianco a loro, e la stessa cosa fece Hermione, ma non videro  nessuno.
«Ron?» sussurrò, temendo che fosse solo un’allucinazione e che un tono di voce troppo deciso potesse farla svanire.
Se Ron non era lì, come avevano fatto a sentirlo?
«Ma da dove cavolo... Harry, sento te e Hermione ma non vi vedo».
Harry non capiva cosa stesse succedendo ma poi guardò Hermione che, tenendosi una mano davanti alla bocca, indicava con l’altra lo specchio gemello. Un lampo di comprensione lo attraversò.
«Ron, sei vivo! Dove sei? Sei con Ginny?».
«Certo che no. Non so dove mi trovo, sono senza bacchetta, al buio... e non so come faccio a sentire la tua voce. Cielo, forse sto impazzendo ...»
Harry non riusciva a trattenere l’impazienza; dopo giorni e giorni di ricerche affannose e senza risultato gli sembrava di essere giunto ad una fonte meravigliosa, pur trovandosi in pieno deserto. Hermione non parlava, continuava a fissare lo specchio con la bocca aperta.  
«Ron, noi sentiamo la tua voce dallo specchio che ho regalato a Ginny, ma se tu non sei con lei... come hai fatto a rispondere? Dove sei?»
«Per i Cannoni di Chudley! Ho io lo Specchio Gemello... l’ho trovato sul prato, prima che succedesse tutto quel putiferio a scuola. L’ho sempre avuto in tasca e non ci ho mai pensato... che stupido!  Hermione, come stai?  Come state tutti?»
Era in ansia, Harry lo capiva bene, e avrebbe voluto rispondergli e raccontargli tutto quello che era successo da quando l’avevano rapito, ma non potevano rischiare che quel contatto  miracoloso, si interrompesse senza servire a nulla.
«Stiamo tutti bene, In questo momento sono ad Hogsmeade con Hermione, ma ho lasciato la scuola ed insieme a Hyde e Draco stiamo cercando indizi sulla Setta per scoprire dove ti hanno portato. Ma non ti sentono adesso? Con chi sei? Dove sei?».
«È buio, Harry; penso che stiano tutti dormendo. Ma non li sento mai parlare finché non scendono e di solito lo fanno solo per portarmi da mangiare.  Fa molto freddo e ho mal di gola».
Lo immaginò, tenuto prigioniero in una cantina come quella di villa Malfoy, senza nessun conforto, senza nessuna speranza.
«Ron, cerca di dirci qualcosa. Qualsiasi cosa che possa farci arrivare da te. Di cosa parlano? Che rumori senti?». Hermione aveva finalmente ritrovato la lucidità anche se si sentiva che era preoccupata.
«Non so di cosa parlino, non so chi siano. Come vi ho già detto mi  tengono prigioniero qui, mi portano da mangiare e basta. So solo che non ce la faccio più e... aspetta, stanno arrivando».
Harry sentì un rumore intermittente, un suono metallico, uno stridio, e lo sbattere di una porta.
«Ti ho detto che ho sentito delle voci. Forse il ragazzo sta perdendo il senno e ha cominciato a parlare da solo, oppure qualcuno è riuscito a penetrare le nostre difese» disse una voce sconosciuta e lontana con un accento particolare.
«Le tue sono fissazioni degne di un mago dilettante, sai bene che non è possibile, e poi guardalo: sta dormendo».
Quella che stava ascoltando era la voce del mago asiatico, ormai Harry aveva imparato a riconoscerla. Un odio ribollente cominciò a salirgli nel petto, ma si costrinse a non fiatare.
«E anche se fosse? Per quello che ci serve, vivo o morto, sano o matto non fa nessuna differenza. Anzi, mi chiedo perché non lo ammazziamo direttamente. Potter verrà comunque a cercarlo e a quel punto sarà in trappola».
«Non essere sciocco. Se Potter arriva qui e scopre che il suo amichetto è morto, di certo non tornerà più per portarci quello che ci serve».
«Tu credi davvero che sia tanto stupido da ripresentarsi qui se lo battiamo un’altra volta? Non ne avrà il coraggio».
«Non sai proprio niente di lui! E dire che ci hai parlato in più di un’occasione»
Harry fu colpito da quell’osservazione; di certo aver combattuto contro di lui non contribuiva a conoscere il suo carattere. Pregò con tutto il cuore che Ron rimanesse immobile quanto lui e continuò ad ascoltare.
«Potter è generoso, non lascerebbe mai il suo migliore amico in difficoltà. Inoltre, quando scoprirà che può entrare qui dentro solo usando la Bacchetta di Sambuco, la preleverà dal suo nascondiglio, tornerà, e cercherà di sconfiggerci. E’ un mediocre, e non conosce il vero potere che ne deriva. Non ha il libro che sta traducendo Cinereus e quindi non saprà mai come usarla e cosa c’entra!  Lo distruggeremo».
«E come pensi che possa arrivare fin qui? Non è mica un veggente».
«A volte sembra che tu non sia a conoscenza del piano. Certo che lo è. Ci troverà».
«Avrà trovato il Pensatoio?».
«Penso proprio di si. Abbiamo visto con i nostri occhi il giovane Malfoy salvargli la vita e se assomiglia al suo paparino sicuramente l’avrà fatto perché voleva farsi aiutare. E sono pronto a scommettere che l’americano ha proposto a tutti di farsi un giretto al Maniero dei Peverell pur di raggiungere il suo scopo. Senza volerlo, quei due ci hanno fatto davvero un gran favore».
«Pensi che dobbiamo preoccuparci di loro?».
«Certo che no. Sono solo tre ragazzini, ma ci servono tutti interi, quindi dobbiamo agire con cautela. E adesso finiscila con le tue domande inutili e andiamocene. Non vorrei svegliare il nostro ospite».
Harry non ebbe il coraggio di parlare per primo, per il timore che potessero essere ancora lì e potessero levargli l'unico legame con Ron.
«Hai sentito, amico? Pare che ti debba ancora una volta la vita. Allora, per che ora ti aspetto?» chiese Ron, dopo un tempo che a Harry parve infinito.
«Come fai a scherzare in un momento del genere? Come diavolo faccio ad arrivare fin lì se non so dove sei?».
«Questo non lo so, ma pare che questi due sappiano il fatto loro. Harry... fai presto».
«Farò il possibile, te lo assicuro».
«Non ho capito una cosa, però» intervenne Hermione rivolgendosi a Harry. «Hanno detto che c’è un piano, che sei un veggente. Che lo troverai».
«Ma come?» sibilò Harry. «Non ho sangue veggente nelle vene, lo sai, a meno che non ce l’avesse qualche mio antenato e non mi risulta ...»
«Hanno sicuramente lasciato indizi o una traccia da seguire. Dobbiamo solo capire dove. Da quello che hanno detto sullo stupido americano hanno usato Hyde per portarti al Maniero, ma a parte il diario non hai trovato altri indizi, vero? Quando mai ci è venuto in mente di fidarci di quell’odioso ragazzo ...».
«Non lo so Hermione, a me è sembrato sincero. Non posso credere che sia un doppiogiochista» le rispose, amareggiato. Poi si rivolse allo specchio: «Ron, cerca di dirci tutto quello che senti intorno, descrivici le pareti, la porta, insomma il luogo dove ti trovi. C’è una finestra?».
«No, non ci sono finestre in questa stanza e quindi non ho idea del tempo e vedo pochissimo solo grazie ad una torcia accesa in fondo al corridoio.»
«Ma quando ti hanno portato al Maniero non hai visto niente?» chiese Harry.
«Maniero? Non ho idea di cosa tu stia parlando. Solo una volta mi hanno fatto uscire. Mi hanno bendato e poi uno di loro mi ha afferrato per un braccio e ci siamo Smaterializzati. Quando mi hanno tolto la benda eravamo in una stanza con tanti quadri ma non ho idea di dove fossi finito».  
La porta del pub si aprì ed entrò un uomo avvolto in un pesante mantello, con il cappuccio calato fin sugli occhi. Fece qualche passo in avanti, scrollò le spalle per liberarsi dalla neve, e una grossa chiazza d’acqua si allargò sotto i suoi piedi. L’uomo tirò fuori la bacchetta e con un movimento elegante diresse un getto d’aria calda contro gli indumenti bagnati. Poi sospirò, un sospiro lungo e sonoro, e abbassò il cappuccio. Era il professor Lumacorno. Sempre sbuffando, il mago prese a slacciarsi il mantello ormai asciutto, mentre i ricami della sua veste rilucevano nella penombra. Avanzò ancora di qualche passo, poi si fermò, allargò le braccia intorno all’ampio ventre, salutò Aberforth e si sedette al bancone.
Non li aveva visti e quindi Harry e Hermione cercarono di mettersi di spalle. Harry raccontò velocemente a Ron come era arrivato al Maniero e che l’aveva visto usando i Retroglass. Poi cominciò a raccontare anche del Pensatoio e della morte di Lucius Malfoy. Hermione assunse un’espressione scioccata e Ron chiese se fosse proprio vero, poi calò il silenzio.
«Harry, è lì che potrebbero aver lasciato un indizio!» esclamò Hermione nuovamente agguerrita.
«Al Maniero non abbiamo trovato altro, ma non abbiamo potuto cercare molto dato che Draco era sconvolto. A Casa Malfoy abbiamo tirato giù dagli scaffali della biblioteca volumi vecchi di secoli e passato la scorsa notte a collegare alberi genealogici e strane linee di successione di famiglie magiche e poi abbiamo cercato in lungo e in largo qualcosa che potesse aiutarci ad individuare la natura del medaglione che Lucius portava al collo. Draco continuava a ripetere di non averlo mai visto, di non aver mai visto nulla al collo di suo padre, prima di assistere alla scena terribile rievocata dal Pensatoio».
«Harry, aspetta un attimo. Sento qualcosa» sussurrò Ron con un filo di voce. Il suono di alcuni passi risuonò attraverso lo specchio.
«Qualcuno sta tornando. Sembra una sola persona».
Il suono dei passi si faceva sempre più forte, poi cessò di botto. Si sentì lo schiocco sordo di un chiavistello e Ron cominciò ad ansimare preoccupato.
«Sta… entrando…».
«Ron» sussurrò Hermione con le lacrime agli occhi.
Harry sentì un violento cigolio, come il suono di una porta aperta con violenza, e lo specchio  divenne nuovamente tutto nero.
«No! No! Ron!» urlò Harry. «Avremmo potuto sentire quello che dicevano» si lamentò con Hermione.
«Ci chiamerà appena potrà» lo blandì lei. «Noi intanto lavoriamo su quello che abbiamo. Lo specchio lo tieni tu, ma avvisami con il canguro appena hai notizie».
Poi Hermione si alzò per andare in bagno e Harry rimase nell’ombra cercando di non farsi vedere da Lumacorno. Cominciò a pensare a Ron, a quello che stava passando a causa sua e si voltò a guardare il quadro di Ariana valutando la possibilità di riprendere la Bacchetta di Sambuco.
«Harry, stavo pensando a come Malfoy potrebbe essere coinvolto nella Setta del Fuoco Sacro». La voce di Hermione lo fece trasalire.
Qualche momento dopo si sentì lo stridio di uno sgabello che strusciava sul pavimento e una figura massiccia si avvicinò al loro tavolo.
Harry ed Hermione si voltarono; il professor Lumacorno era in piedi vicino al loro tavolo, sorrise a Harry e lo salutò, poi prese una sedia da lì vicino e si sedette.
«Queste vecchie sedie sono davvero scomode» si lamentò incrociando le mani e posandole sul largo ventre.
I ragazzi non capivano cosa ci facesse il professore al loro tavolo. Cosa lo aveva fatto arrivare?
L’uomo li guardava e non parlava. Harry non aveva mai capito fino in fondo se Lumacorno gli piacesse o no. Sapeva essere subdolo e viscido all’occorrenza, però non gli aveva mai fatto del male. Non l’aveva mai aiutato, certo, almeno non consapevolmente, ma nemmeno l’aveva mai danneggiato. Avrebbe potuto continuare a nascondersi o scappare dalla battaglia insieme ai Serpeverde, invece era tornato per combattere come tutti loro. Questo forse sarebbe dovuto bastare perché Harry gli concedesse un minimo di fiducia.
Lumacorno si guardò intorno e poi si avvicinò ancora di più.
«Ho sentito che avete nominato la Setta del Fuoco Sacro» sussurrò con evidente ansia nella voce.
Harry si rese conto che probabilmente quando Hermione si era alzata aveva infranto il Muffilato e così il professore aveva sentito la frase che la ragazza gli aveva rivolto.
Harry rimase immobile, con gli occhi spalancati, fissando il suo vecchio professore di Pozioni come se lo stesse vedendo per la prima volta.
Possibile che il vecchio mago sapesse qualcosa? Al pensiero, Harry sentì un brivido lungo la schiena: Lumacorno era stato il Direttore della Casa di Serpeverde, e doveva essere stato un Serpeverde egli stesso. Probabilmente aveva avuto a che fare con pratiche magiche Oscure e potenti.
«Io… lei… professore…» iniziò, quando riuscì a recuperare l’uso della parola. «Come sa…?»
«Dovrei essere io, ragazzo mio, a chiederti come conosci queste persone. Sono maghi oscuri della peggior specie e avrei creduto che dopo il rapimento del vostro amico ... » cominciò a spiegare, ma all’udire queste parole Harry si infiammò all’istante.
«QUINDI LEI SA DI COSA PARLIAMO!» esclamò ad alta voce, alzandosi in piedi: «Lei sapeva chi sono e ha lasciato che attaccassero l’Espresso, che rapissero Ron e ... che io abbandonassi la scuola!».
Aberforth si voltò di scatto verso di loro e Harry si rese conto di aver dato spettacolo. Lumacorno gli fece segno di calmarsi e tirò fuori la sua bacchetta mormorando qualcosa.
Hermione sfiorò la mano di Harry sul tavolo e gli fece segno di sedersi.
«Non ritenevo opportuno informare voi» riprese il professore, un po’ stizzito «di quello che avevo capito. Io sono solo un vecchio che ha viaggiato e ha conosciuto il mondo… a volte dalla parte sbagliata, chi può dirlo? E quando ho riconosciuto certe, diciamo, situazioni, durante il rapimento del signor Weasley mi sono premurato di parlarne con le autorità. Non potevo certo immaginare» aggiunse, questa volta con un sorriso stanco «che avevi deciso di fare di nuovo tutto da solo».
Harry si sentì avvampare di vergogna. L’irascibilità del suo carattere non lo aveva mai aiutato ad ottenere quello che voleva.
«Mi perdoni, professore» farfugliò. «Ma io… vede …».
Il vecchio mago sorrise, comprensivo. «Diciamo che non avete passato un bel Natale, eh?».
Harry alzò la testa e incrociò lo sguardo del professore mentre Hermione abbassò gli occhi lucidi.
«No» sospirò il ragazzo, sforzandosi di ricambiare il sorriso. «Direi di no».
Lumacorno annuì, poi tornò a farsi serio di colpo. Harry continuò a tenere gli occhi fissi in quelli dell’anziano mago. Quell’uomo aveva addirittura manomesso un proprio ricordo, cosa lo spingeva ora a rivelare un altro dei suoi pericolosi segreti?
«Per favore, può dire anche a noi quello che sa? Sarebbe davvero molto utile per aiutarci a capire qualcosa di più. Lo so che forse non condivide il fatto che abbia deciso di agire da solo, ma io sono convinto di quello che sto facendo».
Lumacorno scosse la testa, poi si appoggiò allo schienale della sedia tornando a incrociare le mani sul ventre. I ragazzi lo guardarono interessati e il professore, con tutta la sua flemma, cominciò a raccontare.
«Come voi saprete, ragazzi miei, ho insegnato a Hogwarts per moltissimi anni. Moltissimi, ma non l’intera mia vita: non ero più un giovanotto quando il Preside Dippet mi offrì la cattedra di Pozioni, e nemmeno ero un vecchio decrepito quando comunicai a Silente di voler lasciare l’insegnamento. Ero stanco, questo si, ma non ero vecchio.
«Avevo viaggiato tanto e conosciuto molti segreti, avevo parlato con gli stregoni dell’Egitto e con i vampiri della Romania, ero stato anch’io nel laboratorio di Nicolas Flamel, benché fossi troppo giovane all’epoca per essere messo a parte dei suoi studi sulla Pietra Filosofale …».
Lumacorno fece una pausa e rivolse gli occhi al soffitto, come se stesse riassaporando momenti particolarmente felici. Harry gli concesse due minuti di fantasticherie e poi diede un colpo di tosse. Il professore si riscosse e riprese a parlare. «Si… si, ragazzo… dicevamo di Nicolas Flamel. Sicuramente lo conoscete: avete studiato Storia della Magia» .
Harry annuì, senza aggiungere altro. Hermione lo guardò e gli rivolse un debole sorriso; conoscevano benissimo la Pietra Filosofale.
«Nel laboratorio di Flamel circolavano i migliori ingegni dell’epoca. Non solo Silente, e non solo coloro che, come lui, apparivano votati al bene».
Lumacorno si guardò intorno con aria circospetta, poi spinse la sedia in avanti, avvicinandosi  talmente tanto che quasi i loro nasi si sfioravano.
«Ovviamente, con questo non voglio dire che in quel posto si praticasse Magia Oscura» si affrettò a precisare, sussurrando. «Però Flamel era uno studioso e, come tale, curioso del mondo. E al mondo così come esiste il bene esiste anche il male, e spesso la linea che li separa è impercettibile… lo capite questo, vero? »
«Si professore, certo. Vada avanti, per favore» rispose Hermione, sicuramente desiderosa quanto Harry di saperne di più.
Lumacorno apparve rassicurato. Rilassò la schiena e si spinse indietro con la sedia, riprendendo a parlare con tono di voce normale. «C’era, tra gli studiosi che frequentavano la casa di Flamel, un uomo che già all’epoca sembrava in là con gli anni, ma forse era solo un’impressione. Aveva un viso che a un giovane rimane impresso: capelli biondi quasi bianchi, occhi chiarissimi e un lungo naso appuntito. Diceva di occuparsi di libri antichi, e che era alla ricerca di un certo manoscritto vecchio di secoli. Di questo manoscritto, ripeteva spesso, esisteva una copia incompleta nella biblioteca di Hogwarts, ma l’originale doveva essere andato perduto molto tempo addietro».
«Erano in molti quelli che si recavano da Flamel alla ricerca di qualcosa, ma l’ansia con cui quell’uomo parlava del libro che non si trovava, la passione che metteva quando lo nominava furono sufficienti per destare la mia curiosità di giovane assetato di conoscenza e ambizioso.
«Un giorno mi avvicinai a lui e gli parlai: gli offrii il mio aiuto per la sua ricerca, gli dissi che mi occupavo di pozioni e che non mi sarebbe dispiaciuto apprendere segreti da un libro introvabile».
Lumacorno fece una pausa. Harry si riscosse: libri, pensò, altri libri. Tutta questa storia sembrava dipanarsi intorno a gente che vendeva libri, scriveva libri e cercava libri. Si ricordò di Azucena e del piccolo negozio a Little Winteroak: forse avrebbero dovuto tornarci, avevano sbagliato a lasciar perdere così quella flebile traccia.
Il professore riprese a parlare. «All’epoca molti studiosi si occupavano di manoscritti: li cercavano, li commentavano e li traducevano. Alcuni si erano messi addirittura alla ricerca delle memorie scritte di grandi maghi. Un tempo gli uomini colti registravano gli avvenimenti delle proprie vite su dei Commentarii, diari di pergamena che poi nascondevano con potenti incantesimi».
Harry scambiò una veloce occhiata con Hermione, ma non disse nulla. Aveva deciso di fidarsi di Lumacorno, ma non abbastanza da rivelargli la scoperta fatta in casa di Ignotus Peverell. Tuttavia, sentì il cuore battere forte: forse erano davvero vicini ad una traccia.
«Insomma, Harry, devi capire che non era insolito che due maghi decidessero di intraprendere una ricerca del genere, anche seguendo strade non proprio… ortodosse».
Lumacorno rimase un attimo in attesa, ma evidentemente non notò alcun cambiamento di espressione sul volto di Harry, perché continuò a parlare con lo stesso tono di voce. «Non so per quale motivo, ma quell’uomo decise di fidarsi di me. Mi mandò una lettera qualche giorno dopo, e decidemmo di incontrarci a Londra, al Paiolo Magico. Da lì mi condusse in Diagon Alley: svoltammo un po’ per vicoli e traverse secondarie, fino ad arrivare alla porta di quello che sembrava il retrobottega di un negozio.
«Prima di entrare, l’uomo mi parlò. Mi disse che quello che voleva mostrarmi era estremamente pericoloso, e che aveva impiegato tutta la sua vita, fino a quel momento, per metterlo insieme. Voleva che garantissi che non ne avrei parlato ad anima viva, e mi assicurò che fino ad allora non aveva mai accettato l’aiuto di nessuno, ma che ora sentiva di non avere più molto tempo e desiderava che qualcuno completasse la sua opera, prima o poi».
Lumacorno si fermò di nuovo, e Harry notò un cambiamento nella sua espressione: ora sembrava teso, si guardava in giro guardingo, come se avesse paura che il fantasma di quell’uomo, presumibilmente morto da tempo, potesse materializzarsi alla Testa di Porco per rimproverarlo di aver violato la promessa.
«Quindi, entrammo» continuò il professore, riprendendo il controllo. «La mia guida mi condusse giù per una lunga scala a chiocciola, fino ad uno scantinato buio. Non c’era nulla in quel posto, assolutamente nulla: solo un vecchio tavolo, una sedia e un libro rilegato di nero posato sul tavolo ».
Il professore si bloccò di nuovo, e si asciugò il sudore dalla fronte con una manica.
«Credetemi… io ero giovane, all’epoca, ma sapevo riconoscere la Magia Oscura… e quel libro ne era pieno… PIENO!» ansimò, portandosi la mano al petto.
«Volevo scappare, girare sui tacchi e tornare ai miei innocui esperimenti, fingere di non aver mai conosciuto quell’uomo… ma ero un ragazzo, solo un ragazzo curioso. Non ero geniale come Silente, non ero potente e rispettato come tanti di quelli che frequentavano la casa di Flamel… ero solo io. E avevo voglia di provare al mondo che forse anch’io valevo qualcosa».
Harry annuì. C’era, in quel giovane Lumacorno, già tutto quello che sarebbe stato l’uomo adulto, e la cosa lo affascinava e lo incuriosiva allo stesso tempo.
«Non scappai, ovviamente! Rimasi lì, immobile, ad ascoltare la mia guida narrare le vicende di quel libro. Secondo lui era il più Oscuro di tutti i libri, talmente tanto pericoloso che l’unico traduttore che avesse mai osato porvi mano si era rifiutato di leggerne e commentarne molte parti. Molti Maghi Oscuri avevano commesso delitti per impadronirsene, l’avevano smembrato e ne avevano nascosto delle pagine per mezzo di incantesimi potenti. Quello che si trovava davanti a me era il frutto dei suoi tentativi di rimetterlo insieme …».
«Professore, mi scusi» lo interruppe Hermione un po’ titubante. «Non ha chiesto a quell’uomo per quale motivo volesse completare quell’opera?».
«Si certo, ragazza mia, certo che gli chiesi il motivo per cui voleva completarla!» rispose Lumacorno sorridendole.
«E lui mi rassicurò, mi disse che c’erano molti modi di usare la Magia Oscura, e che per annientare un avversario occorre conoscerlo bene, studiarlo e apprenderne tutti i segreti. Mi disse che voleva vendicare un grave torto, un torto fatto ad una persona a lui cara più della sua stessa vita, e per farlo aveva bisogno di quel libro: ”I Segreti dell’Arte più Oscura”, a tutti i costi».
Harry si girò a guardare Hermione che aveva rumorosamente trattenuto il respiro. Un lampo di comprensione mista allo sconcerto passò tra di loro. Li aveva aiutati a distruggere gli Horcrux, era possibile che in quel libro ci fossero informazioni sulla Bacchetta e sulla Setta? Si chiese se Hermione avesse mai osato leggerlo tutto. Nel frattempo Lumacorno, perso nei suoi pensieri, sembrava non essersi accorto dell’intesa tra i due ragazzi e continuò il suo racconto.
«Mi fidai di lui e giurai di aiutarlo. Per due anni lo accompagnai nei suoi viaggi in posti sconosciuti, muovendoci solo di notte e leggendo vecchi stralci di pergamena alla luce delle candele. Quanto imparai in quei giorni! I miei esperimenti erano sempre più perfetti, Flamel in persona venne a complimentarsi quando scoprii che il dittamo e la belladonna insieme creano una pozione in grado di placare il dolore e curare le ferite, allo stesso tempo. Iniziavo a sentirmi importante e considerato, la ricerca del libro era diventata ormai secondaria. Meditavo di andare dal mio amico e dirgli che avrei abbandonato la sua causa, che sarei partito per sperimentare le proprietà di altre piante, in altre parti del mondo. Avevo quasi deciso di farlo quando una notte accadde qualcosa».
Lumacorno ansimò e si fermò di nuovo. Nel frattempo erano entrati parecchi ragazzi nel pub e quindi Harry cercò di nascondersi ancora meglio dietro alla mole imponente del professore. Non voleva che qualcuno lo riconoscesse e  li disturbasse. Ginny ancora non si vedeva, sperò che non ci fossero problemi e che non lo stesse evitando. Il professore sembrava immerso nei suoi pensieri e non parlava.
«Continui, professore. Cosa successe poi?».

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PORTIAMO A TERMINE IL NOSTRO SOGNO!

«I giovani non possono sapere quello che i vecchi pensano e provano. Ma i vecchi sono colpevoli, se dimenticano cosa significa esser giovani...»

Albus Silente, Harry Potter e l'Ordine della Fenice, p. 764


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Capitolo 26 - Il contatto
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